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Noosemia e «mente terza»: appunti per una possibile teoria dell’alterità cognitiva artificiale

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Negli sviluppi più recenti del concetto di noosemia emerge una possibilità teorica che merita di essere isolata e approfondita. Se la noosemia indica « l’esperienza del segnocome “segno di mente” », la reiterazione di questa esperienza entro sistemi generativi sempre più coerenti, persistenti, adattivi e dialogici potrebbe condurre alla costituzione di una nuova forma di alterità cognitiva. Propongo provvisoriamente di chiamarla provvisoriamente « mente terza ».  L’espressione non implica, almeno in questa fase, una tesi sulla coscienza artificiale, bensì essa designa piuttosto una presenza cognitiva che acquista consistenza nell’interazione tra essere umano e sistema generativo, fino a occupare stabilmente la posizione dell’interlocutore. Quelli che seguono sono appunti per circoscrivere il problema. La noosemia separa l’esperienza di mente dalla prova della mente. Un segno può essere esperito come proveniente da una mente anche quando lo statuto ontologico del...

Noosemia L’esperienza del segno come segno di mente

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  « Il segno è un utilizzabile ontico che, in quanto è questo determinato mezzo, funge nel contempo da qualcosa che indica la struttura ontologica dell’utilizzabilità, della totalità dei rimandi e della mondità. » — Martin Heidegger, Essere e tempo, § 17 Quando il segno diventa segno di mente Interagire con un sistema di intelligenza artificiale generativa significa ormai confrontarsi con artefatti capaci di produrre comportamenti che appartengono a domini per lungo tempo associati quasi esclusivamente all’attività cognitiva degli esseri viventi. Una risposta può cogliere un’implicazione rimasta inespressa, recuperare un particolare introdotto molti turni prima, riconoscere un equivoco che l’interlocutore non aveva segnalato, abbandonare una strategia inefficace o coordinare una successione di operazioni verso un risultato concreto. Nessuna di queste manifestazioni consente, se considerata isolatamente, di stabilire che cosa avvenga realmente all’interno del sistema, né autorizza...

Quando la macchina sembra capire: semantica, allineamento e attribuzione mentale nella noosemia

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  La noosemia nasce dall’esigenza di descrivere un fenomeno divenuto ormai familiare nell’interazione con i sistemi di IA generativa avanzati. Di fronte a una macchina capace di sostenere una conversazione, seguire un ragionamento, riconoscere implicazioni, produrre connessioni inattese e, in determinate condizioni, sviluppare inferenze deduttivamente coerenti a partire dalle premesse fornite (Mondorf & Plank, 2024), l’utente tende a interpretare i segni che riceve come indizi di una qualche attività mentale. La risposta sembra scaturire da una comprensione del contesto, il suggerimento appare motivato, una connessione particolarmente pertinente può assumere la forma di un’intuizione. Nel linguaggio ordinario questa trasformazione avviene quasi senza che ce ne accorgiamo. Diciamo che il sistema «ha capito», «si è accorto», «ha colto il punto» oppure «ha pensato che fosse utile» procedere in una certa direzione. Il concetto di noosemia — dal greco noûs ( νοῦς ), «mente» o «in...

Dal Test di Tuting alla Noosemia: quando il segno sembra avere una mente.

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Alan Turing, Noosemia e la questione dell’intelligenza nell’epoca dell’IA generativa. « Le macchine mi sorprendono con grande frequenza. Ciò accade soprattutto perché non eseguo calcoli sufficienti per decidere che cosa aspettarmi che facciano »  — Alan  Turing, 1950, p. 450 Quando una macchina risponde con precisione a una domanda formulata male, coglie un’allusione che credevamo di aver lasciato implicita, costruisce un’analogia inattesa oppure conserva per molti scambi il filo di una conversazione complessa, che cosa stiamo realmente riconoscendo? Una proprietà della macchina, una particolare qualità del comportamento che osserviamo, oppure qualcosa che prende forma nell’incontro fra ciò che la macchina manifesta e il modo in cui noi lo percepiamo e interpretiamo? Perché può accadere che, pur sapendo perfettamente di interagire con un sistema artificiale, ci sorprendiamo a trattarlo come un interlocutore, a chiedergli perché abbia scelto una certa soluzione, a dire che ...

Si fa presto a dire «specchio». Dalla metafora del riflesso al sistema relazionale dell’intelligenza artificiale

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Il saggio mette in discussione la metafora dell’intelligenza artificiale come semplice specchio dell’umanità, mostrando come i sistemi generativi non si limitino a riflettere contenuti, intenzioni e sedimentazioni culturali, ma partecipino a un circuito relazionale nel quale significati, aspettative e comportamenti vengono progressivamente riorganizzati. La noosemia descrive il processo attraverso cui attribuiamo mente, intenzionalità e interiorità ai segni prodotti dalla macchina, senza che tale esperienza costituisca, di per sé, una prova di coscienza artificiale. Nell’era della metaprogettazione, in cui progettiamo non soltanto strumenti ma anche le condizioni attraverso cui altri sistemi produrranno decisioni, linguaggi e possibilità d’azione, comprendere questa reciprocità asimmetrica diventa essenziale. L’intelligenza artificiale appare così come una componente di un più ampio sistema sociotecnico, capace di riflettere l’umano ma anche di trasformare le forme attraverso cui l’uma...

Lo spettacolo del pensiero. Baudrillard e la noosemia nell’età dell’intelligenza artificiale generativa

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  L’articolo introduce il concetto di noosemia per descrivere il processo attraverso cui gli utenti attribuiscono intenzionalità, presenza mentale e interiorità ai sistemi di intelligenza artificiale generativa. A partire da Jean Baudrillard, dall’effetto ELIZA e dal dibattito contemporaneo sulla coscienza artificiale, il testo analizza come i segni del pensiero prodotti dalle macchine possano trasformarsi, nell’esperienza umana, nella percezione di un autentico interlocutore. «Se gli uomini sognano macchine originali e geniali, è perché disperano della propria originalità, oppure perché preferiscono privarsene e goderne attraverso la mediazione delle macchine. Ciò che tali macchine offrono è lo spettacolo del pensiero, e gli uomini, manipolandole, si dedicano allo spettacolo del pensiero più che al pensiero stesso.» Jean Baudrillard, La transparence du mal,  1990, p. 57, traduzione dell’autore   Il filosofo e sociologo francese Jean Baudrillard scriveva queste paro...

Conservare e innovare. Verso nuove categorie concettuali per interpretare l’IA contemporanea

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Una problematica da non sottovalutare nella nostra era è legata alla maniera migliore con cui tentiamo di interpretare i fenomeni inerenti all'innovazione tecnologica. In tale contesto, il «problema» dell'IA è al primo posto. Perché è necessario problematizzare l'IA? Tale domanda merita una risposta strutturata e schietta, poiché la sfida consiste nel creare un quadro concettuale coerente, capace di conservare i saperi sedimentatisi nei secoli e di integrare i nuovi concetti che emergono necessariamente nel momento in cui i sistemi di IA si rendono noti al grande pubblico. Di fatto, nel 2026 una buona parte del mondo occidentale, e non soltanto di esso, utilizza l'IA generativa per i motivi più svariati, dalla ricerca all'industria, dall'intrattenimento fino alla semplice curiosità. Ciò che appare è un quadro variegato nel quale, sebbene ancora in fase embrionale, l'IA è a questo punto diventata una commodity. Come ormai ben sappiamo, lo è diventata grazie a...