Noosemia e «mente terza»: appunti per una possibile teoria dell’alterità cognitiva artificiale
Negli sviluppi più recenti del concetto di noosemia emerge una possibilità teorica che merita di essere isolata e approfondita. Se la noosemia indica « l’esperienza del segnocome “segno di mente” », la reiterazione di questa esperienza entro sistemi generativi sempre più coerenti, persistenti, adattivi e dialogici potrebbe condurre alla costituzione di una nuova forma di alterità cognitiva. Propongo provvisoriamente di chiamarla provvisoriamente « mente terza ». L’espressione non implica, almeno in questa fase, una tesi sulla coscienza artificiale, bensì essa designa piuttosto una presenza cognitiva che acquista consistenza nell’interazione tra essere umano e sistema generativo, fino a occupare stabilmente la posizione dell’interlocutore. Quelli che seguono sono appunti per circoscrivere il problema. La noosemia separa l’esperienza di mente dalla prova della mente. Un segno può essere esperito come proveniente da una mente anche quando lo statuto ontologico del...