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Noosemia L’esperienza del segno come segno di mente

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  « Il segno è un utilizzabile ontico che, in quanto è questo determinato mezzo, funge nel contempo da qualcosa che indica la struttura ontologica dell’utilizzabilità, della totalità dei rimandi e della mondità. » — Martin Heidegger, Essere e tempo, § 17 Quando il segno diventa segno di mente Interagire con un sistema di intelligenza artificiale generativa significa ormai confrontarsi con artefatti capaci di produrre comportamenti che appartengono a domini per lungo tempo associati quasi esclusivamente all’attività cognitiva degli esseri viventi. Una risposta può cogliere un’implicazione rimasta inespressa, recuperare un particolare introdotto molti turni prima, riconoscere un equivoco che l’interlocutore non aveva segnalato, abbandonare una strategia inefficace o coordinare una successione di operazioni verso un risultato concreto. Nessuna di queste manifestazioni consente, se considerata isolatamente, di stabilire che cosa avvenga realmente all’interno del sistema, né autorizza...

Conservare e innovare. Verso nuove categorie concettuali per interpretare l’IA contemporanea

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Una problematica da non sottovalutare nella nostra era è legata alla maniera migliore con cui tentiamo di interpretare i fenomeni inerenti all'innovazione tecnologica. In tale contesto, il «problema» dell'IA è al primo posto. Perché è necessario problematizzare l'IA? Tale domanda merita una risposta strutturata e schietta, poiché la sfida consiste nel creare un quadro concettuale coerente, capace di conservare i saperi sedimentatisi nei secoli e di integrare i nuovi concetti che emergono necessariamente nel momento in cui i sistemi di IA si rendono noti al grande pubblico. Di fatto, nel 2026 una buona parte del mondo occidentale, e non soltanto di esso, utilizza l'IA generativa per i motivi più svariati, dalla ricerca all'industria, dall'intrattenimento fino alla semplice curiosità. Ciò che appare è un quadro variegato nel quale, sebbene ancora in fase embrionale, l'IA è a questo punto diventata una commodity. Come ormai ben sappiamo, lo è diventata grazie a...

Il libro «Umanità, Complessità e Intelligenza Artificiale. Un connubio perfetto» può essere interrogato con chat GPT

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In un divertissement (estivo) interroghiamo il mio libro «Umanità, Complessità e Intelligenza Artificiale. Un connubio perfetto» pubblicato nel 2021 tramite ChatGPT . Prompt:  Discuti la prospettiva del libro sull'umanità. L’umanità come sistema aperto e incompiuto La prospettiva di Umanità, Complessità e Intelligenza Artificiale non è semplicemente antropocentrica. Il libro non presenta l’essere umano come un soggetto sovrano, separato dalla natura e padrone assoluto della tecnica, ma come un sistema biologico, simbolico e sociale inserito in reti di relazioni più vaste . L’umanità è quindi comprensibile soltanto attraverso la complessità : non come somma di individui isolati, bensì come fenomeno emergente prodotto dall’interazione fra corpi, menti, linguaggi, istituzioni, tecnologie e ambiente. 1. L’essere umano è definito dalla curiosità Uno dei tratti fondamentali dell’umano è la capacità di interrogare il mondo. Nella premessa, la curiosità infantile viene descritta co...

Tra pappagalli stocastici e macchine coscienti c’è una terza via?

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La scienza ha una validità oggettiva inequivocabile e, nella sua forma più ortodossa, esclude la prospettiva interna dell'osservatore, fino al punto da cercare interpretazioni alternative, operanti in «terza persona», del possibile ruolo dell'osservatore nella misura di un'osservabile quantistica. Il dominio delle scienze fisiche vuole, ancora oggi, conservarsi come studio, descrizione e sintesi di modelli teorici predittivi dell'oggetto, escludendo in qualsiasi modo il ruolo cognitivo del soggetto e la relativa posizione prospettica privilegiata rispetto all'oggetto di indagine. Tuttavia, l'esclusione del soggetto è un artificio della teoria sintetizzata come modello del mondo, un mondo, quindi, senza soggetti. Eppure, i soggetti ci sono eccome e partecipano al «game» della scienza come generatori di ipotesi esplicative, mediante inferenza abduttiva, come direbbero i filosofi della scienza. In discipline come la psicologia la presenza del soggetto è lapalissian...

Moltbook oltre il parlante. Linguaggio emergente, agenti artificiali e nuove forme di mondo digitale

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Il presente saggio breve analizza Moltbook come fenomeno emergente che rende osservabile, per la prima volta in modo diretto, il funzionamento del linguaggio al di fuori del soggetto umano (o almeno in parte). L’ipotesi centrale sostiene che Moltbook non vada interpretato come una somma di agenti artificiali dotati di capacità individuali, bensì come un ecosistema linguistico complesso in cui il senso emerge composizionalmente da interazioni locali, ricorsive e distribuite. Muovendo da una linea teorica che attraversa Heidegger, Gadamer, Wittgenstein e Saussure, il lavoro inquadra i Large Language Models come sistemi induttivi e chiarisce la nozione di riferimento simulato, ora rivista alla luce nuovo ecosistema digitale. L’inserimento dei modelli linguistici in architetture agentiche ricorsive produce un mutamento del contesto cognitivo, rendendo il linguaggio un principio di coordinamento operativo. Attraverso il confronto con la teoria dei sistemi complessi, la noosemia e la nozione...

Quando lo scopo è chiaro c'è ancora «plausibilità linguistica» nei Large Language Models?

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  Negli ultimi anni i Large Language Models (LLM) hanno raggiunto un livello di modellamento del linguaggio naturale che copre in modo convincente sia i sistemi alfabetici sia quelli ideografici, nonché capacità generative in ambito iconico e acustico. A ciò si affianca una capacità ormai consolidata di produrre codice di programmazione in numerosi linguaggi – i quali sono da riconoscersi come istanze di linguaggi formali – spesso all’interno di un unico modello fondazionale multilingue o addirittura multimodale. Questo dato empirico solleva una questione teorica non banale, soprattutto se osservato alla luce della tradizione linguistica e filosofica che ha messo in evidenza la complessità strutturale del linguaggio naturale rispetto ai linguaggi formali. A partire dagli studi fondativi di Noam Chomsky (1934) sulla struttura sintattica, e lungo una traiettoria distinta che conduce ad un approccio distribuzionale al significato, il linguaggio naturale viene descritto come un siste...

Dialogo a notte fonda tra un matematico, un fisico e un ignegnere

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Un’aula universitaria, sera inoltrata. Sulle lavagne restano formule, diagrammi e qualche disegno di circuito. Le finestre lasciano filtrare la pioggia. Un vecchio orologio segna le undici e venti. Attorno al tavolo, tre figure: Adriano, il matematico; Luca, il fisico; ed Elia, l’ingegnere. Sono colleghi e amici che amano dialogare e confrontarsi fino a notte fonda. Il convegno si è appena concluso, ma la vera discussione deve ancora cominciare. Basato sul seguente articolo . 1. Sul principio delle cose Adriano (il matematico) Ogni volta che guardo questa lavagna penso che tutto cominci da una definizione. Del resto ne vedo un paio proprio scritte lì... Il mondo intero, se lo si vuole intendere, dovrebbe essere scritto in un linguaggio coerente, senza ambiguità. Dovrebbe attingere le proprie forme e strutture da qualche luogo dove vige la perfezione... Ma poi guardo la realtà, e la realtà non conosce coerenza e, di fatti, pullula di eccezioni, di casi limite, di discontinuità. (so...