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L'io della mente — Douglas Hofstadter, Daniel Dennett

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  «L'io della mente», a detta degli stessi autori: Douglas Hofstadter e Daniel Dennett vuole «provocare, infastidire e confondere i lettori, vuole rendere strano ciò che ovvio e magari rendere ovvio ciò che è strano». Gli autori, il primo scienziato cognitivista studioso di intelligenza artificiale, lo stesso del famosissimo «Godel, Escher, Bach», il secondo studioso della medesima disciplina e filosofo intendono cercare di rispondere a temi come: cosa è la mente? Chi sono io? Come può la materia pensare o sentire? Cosa è la percezione? Dov'è l'anima?   E il libero arbitrio esiste? La loro tesi portata avanti durante il testo può essere adatta sia a coloro che del mondo hanno una visione rigida e atea, sia a coloro che vedono nei fenomeni reali una profonda spiritualità. In ogni caso quanto suggeriscono entrambe gli autori, con inesauribile brillantezza sia prosaica che dialogica avrà l'esito di fornire una forte scossa ad entrambe le tipologie di lettore. L'io dell...

IA e opinioni sull'IA

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  Ora che l'Intelligenza Artificiale è uscita dal letargo dei laboratori di ricerca e inizia a dilagare nel quotidiano, come farebbe un liquido in una struttura porosa, è interessante analizzare le opinioni più disparate che vanno a conformarsi riguardo questa straordinaria tecnologia. Forse non è troppo semplicistico dire che le opinioni si dividono in due grandi famiglie, le quali approdano a conclusioni opposte. C'è chi si focalizza sui «limiti attuali» di un particolare sistema di IA e ne sciorina appunto le limitazioni mostrando caterve di esempi dove l'IA commette errori e chi si focalizza invece su come uno specifico sistema di IA sia stato capace di oltrepassare certi limiti – a questo punto creduti tali – specifici di un certo sistema di IA.  In un interessante saggio sul linguaggio di Morten H. Christiansen dal titolo «Il gioco del linguaggio» (2022) [1] si dice che: «Per metterla in metafora, il linguaggio umano sta a GPT-3 come il cavallo sta all'automobile»...

Tao della Fisica — Fritjof Capra

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  Se pensate che la Fisica moderna sia una disciplina fredda ed asettica, il «Tao della Fisica», saggio scritto nel 1975 dal fisico teorico nonché grande divulgatore Fritjof Capra. sarà ciò che vi farà certamente cambiare idea. Cosa c'entra la danza di Siva, il dio dei danzatori adorato dagli Indù con atomi e particelle? Capra, con il suo stile semplice e appassionato racconta la propria esperienza percettiva dell'Universo, dapprima studiato accademicamente nell'ambito della Fisica Teorica, poi sentito come un tutto armonioso, un insieme di entità e particelle vive, vibranti, descritte tanto bene dalla fisica quantistica. E le filosofie orientali? Se si vogliono operare calcoli e previsioni sul microcosmo noto come "zoo delle particelle elementari" o sull'evoluzione dell'Universo fisico a scale galattiche le leggi matematiche sono di estremo aiuto, ma se si interpretano metodi e risultati dal punto di vista filosofico ci si accorge di profonde analogie con...

Elémire Zolla e la voce «simbolo» per l'Enciclopedia italiana del 900 (1982)

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   Si dice conoscenza ‛non discorsiva', cioè distinta dall'organizzazione dei segni linguistici (anche se questi possono essere usati per indicare un simbolo o trasformarsi in simboli quando siano assunti nella sfera del rito o della poesia) e si aggiunge: eccedente rispetto a ogni enunciazione discorsiva, il che distingue il simbolo dall'allegoria, la quale può essere formulata in modo adeguato ed equivalente in termini discorsivi. E. Zolla, «simbolo», Enciclopedia italiana del 900, Treccani, 1982   A mio modo di vedere il concetto di simbolo va rigorosamente distinto dal concetto di mero segno. Significato simbolico e significato semiotico sono cose completamente diverse. C.G. J UNG , Tipi psicologici (1921), § 894, p. 483.   Oggi vogliamo proporre un testo che in un certo modo è raro. È raro in quanto esso è una sintesi di una tale intensità che ne fa un qualcosa di prezioso. È raro poiché ormai è parte delle pubblicazioni cartacee, qualcosa di altrettanto pr...

Il «tacchino induttivista» il giorno del Thanksgiving

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Oggi, 28 novembre, negli Stati Uniti si festeggia il Thanksgiving Day, una ricorrenza nata nel 1621, quando i Padri Pellegrini, con l'aiuto dei nativi americani Wampanoag, celebrarono un raccolto abbondante. Proclamata festa nazionale nel 1863 da Abraham Lincoln, il Thanksgiving è simbolo di gratitudine, famiglia e... tacchini. E proprio un tacchino è il protagonista del celebre aneddoto del «Tacchino induttivista» di Bertrand Russell, contenuto nel suo libro I problemi della filosofia (1912). Si immagini un tacchino molto felice poiché ogni giorno alla stessa ora il contadino si avvicina con una bella scodella di mangime. Dopo settimane di osservazioni, il nostro tacchino conclude scientificamente che «il contadino mi ama e mi nutrirà per sempre». Poi arriva il giorno del Ringraziamento e... il tacchino scopre, a sue spese, quanto sia pericoloso fidarsi troppo dell'induzione. Tale aneddoto, oltre a strapparci un sorriso amaro, pone una critica al ragionamento induttivo, ovvero...

Se per Fernando Pessoa il poeta è un fingitore allora ChatGPT è il re dei fingitori – deliri macchinici e poesia (esperimenti)

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Premessa Una volta che la «macchina» ha acquisito – per un certo grado – il dominio sul dire, manipolando il linguaggio, è facile che sorgano domande e soprattutto perplessità. È altresì comprensibile che si formino fronti contrapposti non solo su questioni a carattere etico ma anche riguardo la «semplice» interpretazione di ciò che la macchina «è» nella sua più intima essenza. Se da una parte il carattere macchinico sembra non lasciare spazio a illusioni su possibili frammenti di coscienza (nella macchina), un'analisi più profonda deve ammettere che quelle categorie che intuitivamente attribuiamo all'umano – «coscienza», «vita», «emozioni», «sentimenti», «intuizione», «creatività» – non sono così ben definite, sì che l'ambivalenza di fondo inerente il loro campo semantico rende sfumati i contorni sia di ciò che vorremmo perimetrare come squisitamente umano sia di ciò che vorremmo ben tenere lontano da esso e cioè l'essenza della macchina, nella sua concezione moderna, ...

La sincronicità e la visione unitaria di Jung e Pauli

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La sincronicità è un concetto affascinante e complesso che emerge dal fruttuoso dialogo tra psicologia e fisica, articolato nelle opere di Carl Gustav Jung e Wolfgang Pauli. Entrambi, pur provenendo da discipline apparentemente lontane, hanno esplorato il terreno condiviso tra psiche e natura, proponendo una visione in cui il significato e gli archetipi fungono da legame tra questi due domini. Il rapporto tra Carl Gustav Jung e Wolfgang Pauli ebbe inizio nel 1932, quando Pauli, in seguito a una profonda crisi personale causata dalla morte della madre e dal fallimento del suo matrimonio, si rivolse a Jung per iniziare un percorso di analisi. Questo incontro segnò l’inizio di un rapporto intellettuale e umano che si sarebbe sviluppato negli anni successivi, basato su una vivace corrispondenza e su un confronto costante. Mentre Jung una volta allontanatosi dalle posizioni freudiane della psicoanalisi diventava il padre della psicologia analitica, Pauli era ritenuto un grande fisico teoric...

Nota metodologica per la lettura de «La struttura originaria» di Emanuele Severino

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  La comprensione della «struttura originaria» [1] e dei suoi concetti fondamentali richiede un approccio che vada oltre le categorie tradizionali del pensiero occidentale, poiché tali categorie, definite da Emanuele Severino come radicate nel nichilismo, isolano le determinazioni, generando contraddizioni. In questo contesto, il pensiero originario si configura come un superamento dell’astrazione e dell’isolamento semantico, concepiti all’interno della «logica dialettica» e proponendo, quindi, un orizzonte in cui ogni determinazione è necessariamente connessa a una totalità di senso. In questa nota metodologica, cercheremo di delineare un percorso per avvicinarsi a tale struttura, ricostruendo i passaggi e le intuizioni principali soprattutto a carattere metodologico alla base della comprensione dell’originario.   La logica dialettica La logica dialettica  [2] rappresenta una delle costruzioni filosofiche più ambiziose e complesse nella storia del pensiero occide...