Epistéme
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«La parola greca che traduciamo con “verità” è ‘alétheia’, che propriamente significa “il non nascondersi”, e pertanto il manifestarsi, l’apparire delle cose. Ma per il pensiero greco la verità non è soltanto alétheia’ (come invece ritiene Heidegger): la verità è l’apparire in cui ciò che appare è l’incontrovertibile, ossia ciò che, dice Aristotele, “non può stare altrimenti di come sta e si manifesta”. Questo “stare” in modo assoluto è espresso dalla filosofia greca con la parola ‘epistéme’, dove il tema ‘steme’ (dalla radice indoeuropea ‘sta’) indica appunto lo ‘stare’ di ciò che sta e che si impone ‘su’ (‘epi’) ogni forza che voglia negarlo, scuoterlo, abbatterlo. Ciò che non può stare altrimente è l’incontrovertibile, è come le cose stanno. L’esser esposti al poter essere altrimenti, cadendo, è il tremore del pensiero.»
― Emanuele Severino, Discussioni intorno al senso della vertità, Edizioni ETS, Pisa 2009, pp.11 – 22
― Emanuele Severino, Discussioni intorno al senso della vertità, Edizioni ETS, Pisa 2009, pp.11 – 22
Ma ora si intende rilevare che inevitabile è la distruzione dell’epistḗmē, non l’epistḗmē. Inevitabile è cioè l’abbandono della tradizione dell’Occidente, la quale non ha pertanto più il diritto di guidare il mondo (anche se di fatto, in molti suoi aspetti intende ancora farlo). Infatti, mentre (contrariamente ai propri intenti) l’entificazione epistemica del nulla rende impossibile il divenire, inteso come l’uscire e il ritornare nel nulla (di cui l’epistḗmē è tuttavia l’evocazione e l’affermazione originaria), invece l’entificazione del nulla operata dal «sottosuolo» del nostro tempo è la condizione imprescindibile dell’esistenza del divenire (così inteso). Quindi è la fede nel valore di fondamento del divenire – la fede che è comune all’epistḗmē e alla sua distruzione – a esigere che sia tale distruzione a prevalere sull’epistḗmē, e che quindi sia tale distruzione, e non ciò che essa distrugge, ad essere inevitabile.
― Emanuele Severino, Díkē, Parte terza, II, § 13 — «Perché prevale la distruzione dell’epistḗmē», Adelphi, 2015
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