Oltre la predizione del tocken successivo. Come i Transformer apprendono regole matematiche
Affermare che un Large Language Model
apprende a predire il token successivo è corretto. Una descrizione di questo
tipo, tuttavia, rimane largamente insufficiente quando si voglia comprendere
che cosa il modello abbia effettivamente appreso e quali strutture
computazionali entrino in gioco nel momento in cui produce una risposta.
Prima di affrontare questo problema
conviene delimitare con precisione il campo del discorso. Oggi un LLM
costituisce spesso soltanto una componente di un’infrastruttura computazionale
assai più ampia, nella quale possono operare sistemi agentici di orchestrazione,
memorie esterne, meccanismi di retrieval, strumenti analitici, codice
eseguibile, competenze specializzate e accesso a sorgenti informative esterne.
Sono capacità che meritano un’analisi autonoma. Qui, invece, le lasceremo
deliberatamente sullo sfondo, per concentrarci su una questione più
circoscritta e, da un punto di vista scientifico, particolarmente interessante,
ossia ciò che può emergere all’interno dello stesso modello neurale anche
quando, durante l’inferenza, esso non dispone di alcuno strumento esterno.
Senza questa distinzione diventa
difficile comprendere come un LLM possa eseguire operazioni matematiche e, più
in generale, manifestare forme strutturate di ragionamento algoritmico.
Nella divulgazione ricorre spesso l’idea
che un modello neurale, durante l’addestramento, si limiti a «memorizzare i
dati» per poi rigurgitarli durante l’inferenza, quasi fosse un «pappagallo
stocastico». L’espressione «stochastic parrot» possiede una storia e un
significato ben determinati nella letteratura critica sui Large Language Model
(Bender et al., 2021). Per inciso, il pappagallo biologico è molto più
intelligente di quanto comunemente si immagini. Ciò che interessa qui,
tuttavia, è un altro punto. Una lettura puramente mnemonica del funzionamento
delle reti neurali non possiede validità generale.
Qualcosa di analogo accade quando si
definisce un modello neurale un «motore statistico» e si finisce per assimilare
il suo comportamento a una sorta di lancio casuale di una moneta. La componente
statistica è naturalmente presente, ma all’interno della rete possono
stabilizzarsi rappresentazioni persistenti e procedure computazionali
strutturate, capaci di organizzare l’informazione secondo regolarità che vanno
ben oltre una semplice associazione locale fra esempi osservati e risposte
prodotte (Nanda et al., 2023; Maltoni & Ferrara, 2024).
Durante il pretraining autoregressivo, la
funzione obiettivo stabilisce il compito, che possiamo semplificare come
«predire il token successivo». L’architettura Transformer e la dinamica
dell’apprendimento determinano invece quali rappresentazioni interne e quali
procedure possano emergere per assolvere quel compito.
Un esempio particolarmente istruttivo
proviene dalla letteratura sul «grokking» (Power et al., 2022; Nanda et al.,
2023). Immaginiamo, per semplicità, un piccolo Transformer addestrato su
un’operazione elementare come l’addizione modulo 10. In questa aritmetica 7 + 8
= 5, perché, una volta raggiunto 10, il conteggio ricomincia da 0, come
illustrato nella figura. I classici esperimenti sul grokking utilizzano
problemi analoghi di aritmetica modulare.
L’aspetto decisivo consiste nel modo in
cui il Transformer viene addestrato. Durante il training esso osserva numerosi
esempi costituiti esclusivamente da coppie input-output, secondo un paradigma
interamente data-driven. Può incontrare, per esempio, 2 + 3 → 5 oppure 7 + 8 →
5. Nessuno gli fornisce la regola generale dell’addizione modulare e nessuno
gli consegna un algoritmo che spieghi come calcolare il risultato. Quella che,
in maniera informale, possiamo chiamare «meta-regola» deve eventualmente emergere
dalla struttura degli esempi.
Nelle prime fasi dell’apprendimento il
modello può arrivare a riprodurre perfettamente le coppie già osservate e
continuare, nello stesso tempo, a fallire su combinazioni nuove. Il
comportamento risulta allora in larga misura compatibile con la memorizzazione
dei dati di training. Se l’addestramento prosegue, tuttavia, può prodursi una
trasformazione assai più interessante. La rete sviluppa progressivamente una
struttura interna capace di catturare la regolarità matematica sottostante e
comincia quindi a generalizzare correttamente anche a combinazioni input-output
che non aveva mai incontrato durante l’apprendimento (Power et al., 2022).
È questo il fenomeno noto come
«grokking».
Osservata dall’esterno, la capacità di
generalizzazione può apparire quasi improvvisamente, dopo un lungo periodo nel
quale il modello sembra essersi limitato all’overfitting. L’interpretabilità
meccanicistica ha però consentito di studiare ciò che avviene all’interno della
rete durante questa transizione. Nanda et al. (2023) hanno ricostruito il
meccanismo appreso da piccoli Transformer impegnati nell’addizione modulare,
mostrando la progressiva formazione di circuiti computazionali fondati su
rappresentazioni di Fourier e identità trigonometriche. Gli autori distinguono
una fase di memorizzazione, una successiva formazione del circuito e infine una
fase di «cleanup», durante la quale le componenti maggiormente associate alla
memorizzazione vengono progressivamente eliminate.
La rete può quindi arrivare al risultato
di un’operazione applicando una procedura computazionale emersa durante il
training, senza che la specifica coppia input-output debba essere stata
precedentemente memorizzata. Esperimenti differenti sull’aritmetica mostrano
inoltre che language model addestrati mediante next-token prediction possono
generalizzare a istanze aritmetiche e combinazioni di input assenti dal
training, sviluppando rappresentazioni interne nelle quali ha luogo una vera e
propria computazione numerica (Maltoni & Ferrara, 2024).
Comprendere questi sistemi richiede
dunque di rivolgere l’attenzione anche a ciò che accade dentro il modello,
studiando quali rappresentazioni si formino, quali regolarità vengano catturate
e quali procedure siano effettivamente applicate durante l’inferenza. La
predizione del token successivo descrive il criterio di addestramento. La
spiegazione del comportamento richiede un ulteriore livello di analisi.
Nei contesti sperimentali controllati,
reti neurali e Transformer hanno ormai mostrato di poter apprendere schemi
astratti e procedure algoritmiche riutilizzabili su input nuovi, fino a
esibire, in determinate condizioni, capacità di generalizzazione oltre le
lunghezze incontrate durante il training (Zhou et al., 2024). Se si guarda in
prospettiva all’aumento della capacità dei modelli e alla crescente possibilità
di comporre procedure precedentemente apprese, si intravede quindi uno spazio
nel quale un sistema neurale potrebbe acquisire, combinare e applicare una
varietà sterminata di algoritmi.
Questa prospettiva aiuta anche a
comprendere perché sistemi neurali molto avanzati possano essere impiegati
nella ricerca matematica su problemi di eccezionale complessità. Un esempio
recentissimo è rappresentato dalla soluzione del problema di esistenza e
regolarità delle equazioni di Navier–Stokes annunciata da OpenAI l’8 settembre
2026, che, secondo quanto dichiarato dall’azienda, sarebbe stata prodotta da un
proprio sistema interno e accompagnata da una formalizzazione in Lean (OpenAI,
2026). Si tratta di una rivendicazione di enorme rilievo, attualmente
sottoposta al vaglio della comunità matematica e da considerare, proprio per
questo, con la necessaria prudenza (Castelvecchi, 2026).
P.S. Se una rete apprende effettivamente
una regola corretta e la applica correttamente, la validità del risultato non
dipende dal fatto che quella particolare risposta fosse presente nei dati di
addestramento. Il problema epistemico si sposta allora dalla provenienza
mnemonica della risposta alla correttezza della regola appresa e alla
correttezza della sua applicazione.
Riferimenti
Bender, E. M., Gebru, T.,
McMillan-Major, A., & Shmitchell, S. (2021). On the dangers of stochastic
parrots: Can language models be too big? 🦜. In Proceedings of the 2021
ACM Conference on Fairness, Accountability, and Transparency (pp. 610–623).
Association for Computing Machinery. https://doi.org/10.1145/3442188.3445922
Castelvecchi, D. (2026,
September 8). OpenAI claims huge maths breakthrough on a famed ‘Millennium
Problem’. Nature. https://doi.org/10.1038/d41586-026-02842-5
Maltoni, D., & Ferrara,
M. (2024). Arithmetic with language models: From memorization to computation.
Neural Networks, 179, 106550. https://doi.org/10.1016/j.neunet.2024.106550
Nanda, N., Chan, L.,
Lieberum, T., Smith, J., & Steinhardt, J. (2023). Progress measures for
grokking via mechanistic interpretability. In The Eleventh International
Conference on Learning Representations.
https://openreview.net/forum?id=9XFSbDPmdW
OpenAI. (2026, September 8).
On the Navier–Stokes Millennium Prize Problem. OpenAI.
https://openai.com/index/navier-stokes-solution/
Power, A., Burda, Y.,
Edwards, H., Babuschkin, I., & Misra, V. (2022). Grokking: Generalization
beyond overfitting on small algorithmic datasets. arXiv.
https://doi.org/10.48550/arXiv.2201.02177
Zhou, H., Bradley, A.,
Littwin, E., Razin, N., Saremi, O., Susskind, J. M., Bengio, S., &
Nakkiran, P. (2024). What algorithms can Transformers learn? A study in length
generalization. In The Twelfth International Conference on Learning
Representations. https://openreview.net/forum?id=RtS4JQ4K0P